Covid19: problemi e futuro dei garden center

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Non poteva esserci periodo peggiore, per il settore del florovivaismo e dei garden, per affrontare l’emergenza sanitaria del coronavirus, piombata sul mercato con restrizioni e divieti, non sempre di semplice interpretazione. GardenTV ha intervistato Lucio Brioschi, di Soluzione Garden, consulente dal 1992 per il florovivaismo canale garden center, per fare il punto sulla situazione attuale, valutare i problemi maggiori e provare a pensare al futuro, si spera prossimo, della ripartenza.

In che modo state affrontando operativamente questi giorni di emergenza?

Per ciò che riguarda la nostra attività di consulenza, dall’uscita del primo Decreto restrittivo, il lavoro è stato esclusivamente smart: con videoconferenze, messaggistica, social si è cercato di tenere un filo di connessione con i clienti ed il mondo del garden center.

A seguito dei provvedimenti, molti clienti si sono mossi in autonomia confezionando risposte rapide e lodevoli, altri sono rimasti indietro.

Il lavoro è stato di concretizzare una visione comune seppure con luoghi, tempi e strumenti differenti.

E per quanto riguarda garden e florovivaisti?

Al di là della confusione nell’applicazione dei vari decreti al nostro settore, poiché il lockdown non è stato totale in tutte le regioni, ci sono realtà che tengono aperto al pubblico, relativamente alle sole piante e fiori e prodotti pet, ma che segnalano ovviamente scarse entrate: che senso ha aprire se poi i clienti non possono muoversi?

Altri, per salvare il salvabile, hanno organizzato le vendite on line con consegne a domicilio.

Tutti si sono dati da fare per aprire un canale parallelo di vendita, sviluppando le consegne a domicilio per soddisfare una domanda che comunque c’è e diviene giorno dopo giorno sempre più intensa e considerevole.

Il resto è fermo; non c’è chiarezza nella costruzione, manutenzione del verde, non c’è chiarezza sui servizi a verde ammessi (manutenzione piante in uffici, ecc.), pertanto chi coltiva prosegue con la speranza che tutto riprenda prima di buttare, segue con affanno, fatica ma tanta determinazione le vendite con consegna a domicilio e aspetta.

Ritiene ci siano stati degli errori nella gestione dell’emergenza per quanto riguarda il settore dei florovivaisti?

L’errore più grande è stata la confusione creata nell’interpretazione da dare ai vari articoli di decreti che si sono susseguiti: chi era competente? Chi poteva dare risposte inequivocabili, certe? Il settore ha lamentato non tanto il blocco o i divieti o le regole di applicazione, ma ha lamentato soprattutto la mancanza di chiarezza e un riferimento autorevole che potesse spiegare in modo pratico e semplice ciò che si chiedeva.

Il Ministro Bellanova ha sviluppato un lavoro importante che si è spento sulle interpretazioni delle singole Regioni, Lombardia in testa, dove le figure di riferimento hanno dichiarato in contraddizione, ora una cosa ora l’altra. Ciò che poi, sempre per la Lombardia, ha agitato il settore florovivaistico e i Garden Center è stata la norma che le piante si potevano vendere nei supermercati, dimenticandosi di chi con pieno titolo avrebbe potuto benissimo vendere tali prodotti per lui vitali, al contrario della GDO. Insomma, tante teste e poche idee chiare se riferite al settore, con inevitabili reazioni.

È mancato un coordinamento, una voce unica che radunando tutte le richieste in capo alle varie Associazioni di Categoria esprimesse l’esigenza comune, invece ahimè sta andando come sta andando, nonostante l’impegno di alcune delle Associazioni di categoria e la totale assenza di altre.

Come quantificherebbe al momento le perdite?

Sono individuabili due aspetti di perdita e uno di questi costituirà una parte sulla quale lavorare per non farla diventare ancora più pesante.

La prima perdita è il mancato incasso. Dati gestionali scambiati con i garden center mostrano un marzo 2020 che ha fatto segnare un – 68% di affluenza su marzo 2019 e un – 64% di incasso.

Ora il lock down prosegue con aprile e se continuerà questa situazione, anche ammettendo che le consegne possano contribuire a integrare una parte della perdita, chiuderemo il trimestre marzo-maggio 2020 con una perdita di almeno del 50% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

La seconda perdita invece sarà determinata dalla necessità di recuperare clientela.

Quella online avrà imparato un modo nuovo di acquistare e sarà compito di ognuno investire denaro per andare a catturare quei clienti, lavorando proprio sull’online, terra sconosciuta ai più. Poi ci saranno clienti che avranno deciso di non acquistare o di rivolgersi a punti vendita che in ogni caso li hanno soddisfatti quando tutto era chiuso (es. agrarie che potevano restare aperte e supermercati). Ciò comporterà che un 2020 dove si potevano ipotizzare investimenti di comunicazione e pubblicità tendenti alla stabilità, si trasformi in un anno di investimenti più consistenti guarda caso in momenti in cui le entrate, non sono certo di aiuto. Che dire: il danno oltre alla beffa?

Come si immagina il futuro al momento della ripresa delle attività?

Un bel ripensamento! Anzitutto non sono in grado di potere dare certezza, se ad esempio il lockdown finisse il 2 Maggio e si iniziasse a vedere la Fase 2, è ipotizzabile una presa di assalto dei punti vendita da parte dei consumatori, sia per la voglia psicologica di cancellare il peso del coprifuoco subito, sia per la voglia di reagire con auto determinazione: sono un consumatore e voglio comperare!

Ciò potrebbe mettere in crisi anche il punto vendita fisico che dovrà affiancare energie sui due canali di vendita offline e l’online.

Se invece il lock down continuasse si potrebbero avere vendite ma non così esplosive in quanto nella mentalità del consumatore la stagione verrebbe considerata come “finita” per taluni acquisti.

Ne consegue che è richiesto un vero e proprio cambio di passo ai gardenisti.

Il consumatore si evolve oggi, grazie alla tecnologia, in tempi rapidissimi, tempi di evoluzione che non sono gli stessi all’interno del nostro canale distributivo (sempre eccezioni a parte). Una soluzione sarà quella di considerare che aprire un canale parallelo di vendita da affiancare e quello tradizionale sarà fondamentale. Quindi nonostante le resistenze del settore, sarà inevitabile andare in quella direzione.

Il punto vendita fisico, in una visione di multicanalità, non dovrà spegnersi ma dovrà assumere un ruolo differente; un luogo dove le idee, le ispirazioni, le proposte sono stili di vita, per assumere i quali il prodotto pianta, fiore e accessori sarà il tramite tra il pensiero del consumatore e la offerta assortimentale del garden center.

Infine, ci sarà da lavorare meglio sulla comunicazione, offrendo contenuti, perché una delle maggiori opportunità per il garden center sarà quella di fare ciò che sa fare meglio: dare consulenza sulla coltivazione, sull’uso di piante e fiori. Questo è un valore aggiunto che nessun altro ha (per il momento) e che dobbiamo fornire alla nostra clientela per esserci domani e a pieno titolo.

Crediti immagine di copertinaDesigned by Freepik

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