Sfalci e potature: cosa cambia

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Per rispondere ai dubbi in seguito al recepimento della direttiva n. 851/2018 con il d.lgs. n. 116/2020, che riguarda i rifiuti di sfalci e potature, Assofloro ha preparato un chiarimento, chiedendo il parere di Stefano Masini, responsabile dell’area Ambiente e territorio presso la Confederazione Nazionale Coldiretti.

Masini sottolinea come molte delle interpretazioni partono dall’erroneo presupposto della volontà di disfarsi dei materiali derivanti dalla manutenzione del verde pubblico senza soffermarsi sulle ulteriori alternative che si aprono ad un imprenditore artigiano come per quello agricolo prima di considerare gli sfalci e le potature come rifiuti.

Infatti, sebbene il d.lgs. n. 116/2020 di modifica del d.lgs. n. 152/2006 abbia inserito la definizione di rifiuti urbani, includendovi i residui vegetali prodotti nell’attività di manutenzione del verde pubblico, occorre tuttavia individuare diverse soluzioni, in relazione all’ambito oggettivo o soggettivo di riferimento, tanto da risultare necessario procedere ad un inquadramento delle fattispecie interessate dalla modifica indicata.

Sulla base di un criterio strettamente oggettivo, i rifiuti della manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d’erba e potature di alberi devono considerarsi rifiuti urbani ai sensi del novellato articolo 183, lett. b-ter. Sono invece espressamente esclusi dalla disciplina dei rifiuti urbani i rifiuti della produzione, dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca (art. 183, co. 1, b-sexies).

Inoltre, resta ferma la disciplina in materia di sottoprodotti di cui all’art. 184-bis, relativa al materiale derivante da un processo di fabbricazione che non è principalmente destinato a produrlo e  del quale il detentore non cerca di «disfarsi», ma intende sfruttare o commercializzare – altresì eventualmente per il fabbisogno di operatori economici diversi da quello che l’ha prodotto – a condizioni ad esso favorevoli, in un processo successivo, a condizione che tale riutilizzo non sia soltanto possibile ma certo, non richieda una trasformazione preliminare e intervenga nel corso del processo di produzione (v. da ultimo Corte di giustizia, sentenza C-629/19).

Ancora, particolare attenzione è riservata alla categoria dei rifiuti organici, attraverso l’inserimento dell’art. 182 ter del d.lgs. n. 152/2006 per effetto del d.lgs. n. 116/2020.

Risulta opportuno risolvere l’inquadramento di fattispecie che presentano margini di sovrapposizione tra le categorie di non rifiuti, rifiuti speciali, rifiuti organici e rifiuti urbani, tenuto conto delle diverse figure imprenditoriali coinvolte nelle attività di manutenzione del verde pubblico: in particolare, imprenditori artigiani e agricoli.

Il testo integrale sul sito di Assofloro.

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