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Una serra galleggiante a energia solare

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Se passate dalla Darsena di Pisa noterete qualcosa di strano galleggiare sull’acqua. Non si tratta di una grossa chiatta o di un isolotto, ma del frutto della ricerca messa a punto da un gruppo si ragazzi italiani. Il progetto, una serra galleggiante modulare che sfrutta l’energia solare per produrre alimenti, si chiama Jellyfish Barge ed è stato ideato da Pnat, startup nata nel 2014, e realizzato grazie al contributo dell’Università di Firenze e al sostegno della Regione Toscana. Come spiega Camilla Pandolfi, Ceo di Pnat, questa grossa zattera “cambierà il modo in cui coltiviamo frutta e verdura“. Jellyfish Barge nasce dal desiderio di trovare una soluzione a problemi con cui dovremo fare i conti molto presto. “Nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi e la richiesta di cibo crescerà del 60-70%. – spiega Camilla – Jellyfish Barge è la nostra soluzione per sopravvivere in un pianeta che avrà risorse sempre più scarse e un bisogno di cibo sempre maggiore“. Costruita con materiali a basso costoSi tratta di fatto di una serra costruita su piattaforma galleggiante. Nella struttura, grazie alla coltivazione idroponica, è possibile coltivare piante senza sprecare acqua e utilizzare il suolo. Una zattera grande come quella che galleggia nella Darsena di Pisa può sostenere il fabbisogno di due famiglie di quattro persone, ma una struttura più grande potrebbe garantire il sostentamento di un’intera comunità. “Il prototipo che si può vedere a Pisa è costruito con materiali a basso costo, assemblati con tecnologie semplici e facilmente realizzabili. È composta da una base in legno di circa 70 mq che galleggia su fusti in plastica riciclati, e da una serra in vetro sorretta da una struttura in legno”. All’interno della serra c’è un sistema di tecnologie sofisticate che sfruttano la pratica idroponica. Idroponica per risparmiare acqua“Grazie alla coltivazione idroponica che prevede il riciclo e dei liquidi, è possibile risparmiare fino al 70% dell’acqua. Inoltre, all’interno della serra galleggiante, l’acqua è resa dolce da dissalatori solari disposti lungo il perimetro, che permettono di produrre ogni giorno fino a 150 litri di acqua dolce e pulita da acqua salata, salmastra o inquinata“. Il complesso funzionamento del sistema è garantito da un impianto di automazione con monitoraggio e controllo remoto. “Ci piacerebbe un giorno vedere un sistema di serre collegate l’una all’altra. Potrebbero anche essere utilizzate per riqualificare aree portuali dismesse“. Per il momento il progetto interessa molto ristoratori e proprietari di hotel a 5 stelle che sfrutterebbero volentieri la serra per attrarre visitatori. “La nostra serra oltre ad essere utile è anche molto bella. Proprio per questo siamo stati contattati da proprietari di resort lussuosi nelle isole del Pacifico che vorrebbero vedere Jellyfish Barge nel loro villaggio turistico. La serra galleggiante in queste zone potrebbe anche risolvere il problema dell’importazione di frutta e verdura“. Non solo, molti ristoratori potrebbero utilizzare la serra per coltivare a chilometro zero prodotti bio. “Con Jellyfish Barge si possono coltivare fino a 800 piante al mese, un numero sufficiente per le necessità di un ristorante“. JellyFish Barge finalista alle Nazioni UniteIl progetto del team toscano piace molto anche in Europa ed è stato selezionato tra i 5 finalisti del premio delle Nazioni Unite “UNECE Ideas for change Award“. Camilla non nasconde l’entusiasmo per questa opportunità importante: “Il 14 aprile Pnat sarà a Ginevra con il professor Stefano Mancuso dell’Università di Firenze. Al Palais des Nations i delegati di 56 Paesi membri e una giuria di esperti voteranno per il vincitore finale. Faremo del nostro meglio per vincere ma essere fra i 5 finalisti di un premio mondiale è già un bel riconoscimento!”

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